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Autobiografie in cerca d’autore: “La ricreazione è finita” di Dario Ferrari

di Matteo Caputo

Why don’t you get a job?: queste parole risuonano dalla voce dirompente di Dexter Holland, frontman di uno dei più noti gruppi punk del mondo, gli Offspring, mentre dall’alto si viaggia tra le luci di una Roma notturna, con la cinepresa che si ferma, ormai giorno, sulla “Minerva” di Arturo Martini e sul complesso di piazza Aldo Moro della Sapienza: è l’inizio di Smetto quando voglio, primo episodio di una tragicomica trilogia sull’Università italiana e sui suoi ricercatori, che quella domanda iniziale se la sentono ripetere da tempo. E, ça va sans dire, le orecchie di chi scrive non fanno eccezione.

Sarà anche per questo che La ricreazione è finita, seconda opera narrativa del viareggino Dario Ferrari, addottorato in Filosofia a Pisa e insegnante e traduttore a Roma, nonostante le sue quasi cinquecento pagine, si è fatta consumare in poche, concitatissime ore.

Marcello Gori è un trentenne che ancora non sa cosa fare della propria vita: laureato in poco più di dieci anni in Lettere con una tesi su Kafka, fidanzato senza troppo impegno con Letizia, ragazzina dell’alta borghesia di Viareggio e studentessa di medicina, vive ancora con la madre e, senza mostrare di preoccuparsene troppo, è senza un impiego. Tra un lavoretto e un altro racimola ogni mese qualcosina, intestardito a non voler rilevare il bar di famiglia, gestito dal padre settantenne. Un padre che Marcello odia perché ha lasciato la madre anni fa per un’altra donna e soprattutto perché pare non avere alcuna stima di lui. E così, per indispettirlo, tenta il concorso di Dottorato in Lettere all’Università di Pisa, vincendo inaspettatamente la borsa di studio.

Viene a quel punto affidato alle mani di uno dei più influenti docenti del Dipartimento, il Chiarissimo prof. Raffaele Sacrosanti il quale, dopo aver scartato una serie di idee che gli erano sembrate improponibili, un po’ per affidare a un dottorando non voluto una tesi poco spendibile, un po’ per motivazioni non chiare, decide di proporgli un lavoro sul recentemente scomparso terrorista viareggino Tito Sella. Di chi sia costui, il dottor Gori non ne ha la minima idea, tuttavia accetta la proposta e inizia la ricerca a partire dai parenti stretti, che di storia locale recente, almeno per averne fatto parte, qualcosa dovrebbero saperne. Le necessità, poco dopo, conducono Marcello tra i banchi della be-en-ef, la Biblioteca Nazionale Francese, che custodisce il materiale preparatorio approntato da Sella per le proprie opere narrative e, soprattutto, i suoi scritti più intimi, tra i quali potrebbe esserci la Fantasima, una sorta di autobiografia perduta del terrorista.

È l’inizio di un’avventura che oscilla tra il tempo attuale privo di azione e i ferventi anni ’70, sui quali ancora oggi è disteso un velo che è ancora troppo pesante per essere rimosso. Tito sarà l’autore che il personaggio Marcello cerca: pur nella distanza tra l’indolenza del protagonista, eccitata solamente da pochi avvenimenti, e l’energia dirompente del giovane fondatore della brigata Ravachol, dai diari di quest’ultimo viene fuori qualcosa che permette a Marcello di ricucire passato e presente, offrendogli una nuova chiave di lettura del proprio mondo e delle sue sempre più chiare circostanze.

Dario Ferrari, La ricreazione è finita

Sellerio, 2023

Euro 16,00