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DoctorWho: ritorno a un futuro di ordinaria serialità

di Giovanni Morese

La serialità televisiva si è presentata, fin dagli esordi della sua diffusione, come una forma d’arte di grande impatto e spessore in quanto capace di conquistare un pubblico sempre più vasto, generare fenomeni di culto ed aggregazione sociale. Rispetto alle metamorfosi costitutive che il linguaggio seriale ha naturalmente registrato a cavallo tra le varie generazioni di telespettatori, esso si è rivelato degno di assimilare forme e tematiche che costituiscono il riflesso delle contraddizioni esistenziali di una società che è in continua evoluzione. Le serie tv confortano e rasserenano per la loro natura familiare poiché costante nella sua struttura ma che, nell’aggiornarsi assieme alla società che le produce, ci offre l’esatta visione del mondo e della cultura di una certa generazione. A tal proposito, è interessante constatare quanto la serialità contemporanea riesca ormai a proporre formule estremamente differenti tra loro, con l’obiettivo di rappresentare una realtà frammentata che replichi il più fedelmente possibile le complessità di un mondo sempre più globalizzato e mutevole. Siamo, quindi, di fronte ad una formula che possiamo considerare anche più persuasiva del cinema, una sorta di macrocosmo che, frammentandosi in molteplici segmenti narrativi, coinvolge un pubblico affascinato dalla continua e confortante variazione dell’uguale. Difatti, considerata l’importanza che la serialità riveste nell’ambito artistico e nel quotidiano, essa è stata una delle prime a manifestare la sua risposta alla situazione pandemica che ha messo in ginocchio il mondo intero, apportando molteplici cambiamenti dovuti alla sospensione di quella che, fino a qualche istante prima, avevamo considerato “normalità”. Come prima conseguenza, il lockdown ha prodotto un aumento vistoso della fruizione dei contenuti seriali ed una variazione sostanziale nei profili socio-demografici dell’audience stesso; tutto questo in contrasto rispetto al totale arresto della sua dimensione produttiva. Dall’ossessione verso il binge watching che in tempi pre-pandemici sembrava ormai caratterizzare il mondo seriale delle piattaforme streaming (attraverso la produzione di stagioni sempre più brevi, episodi dalla durata flessibile nonché da un assetto molto più simile a quello cinematografico piuttosto chetelevisivo) si è passati ad un ritorno alla serialità classica, quella degli appuntamenti settimanali tra amici o familiari per assistere al tanto atteso proseguimento di una trama abilmente intessuta nel corso di vari episodi. Ne è un esempio il massiccio rewatch di serie cult di un passato idilliaco e spensierato come Friends (NBC, 1994-2004) e How I Met Your Mother (CBS, 2005-2014), dato che fa emergere quantol’ossessione per la novità che in tempi pre-pandemia aveva contraddistinto le pratiche dei consumatori seriali delle piattaforme sia stata sostituita, nell’ultimo anno e mezzo, dal recupero di titoli del passato. Una serie che, però, ha più di tutte cercato di rimodellarsi in base alla precaria situazione del presente è sicuramente DoctorWho. In onda dal lontano 23 novembre 1963 sulla celebre rete britannica BBC One, la sua durata nel tempo è giustificata dalla peculiarità di inserirsi addirittura in una dinamica cross-mediale, proliferando così in varie forme, ufficiali ed ufficiose: oltre alla serie televisiva propriamente detta, nel corso dei decenni si sono andati ad aggiungere webisodes, serie spinoff, videogames, fumetti, riviste, romanzi, film, documentari nonché audiolibri e produzioni curate dagli stessi fan. Dalla televisione in bianco e nero a serie realizzate con lo stesso budget e i medesimi effetti speciali dei film blockbuster di fantascienza, il Dottore è stato protagonista attivo di tutte le evoluzioni televisive e sociali degli ultimi sessant’anni, anche grazie a storie realizzate con l’ausilio di media differenti, sia da parte di autori che arricchiscono di vicende il canone ufficiale, sia da altrettanti contributi non canonici che creano, in tal modo, prodotti che contribuiscono a configurare un caso trans-mediale unico nel suo genere. Considerata la storia di questo franchising, non sorprende affatto il puntuale ed estremamente necessario intervento dell’eroe alieno – capace di viaggiare nello spazio e nel tempo attraverso la sua navicella a forma di cabina della polizia – a seguito di una situazione mondiale non molto lontana da quella che il volto della televisione britannica è solito fronteggiare nelle sue storie. Dopo un video, girato con uno smartphone e diffuso su tutti i social il 26 marzo 2020 in cui il Dottore (interpretato da Jodie Whittaker dal 2018) rassicura il mondo infondendo la speranza di giorni futuri liberi dall’oscurità, inizia ad apparire sempre più evidente l’esigenza dei telespettatori di “farsi guidare” da questa figura positiva durante tempi difficili come questi e di viaggiare assieme grazie a tutti gli strumenti di cui dispone. È con queste premesse che Emily Cook, assistente editoriale della rivista DoctorWho: Magazine, decide di dar vita ad un progetto chiamato DoctorWho: LOCKDOWN!, utilizzando twitter come media principale per riunire i fan di tutto il mondo sotto l’ala protettrice del Doctor. La Cook, avviando una serie di rewatch simulcast delle puntate più significative della serie moderna partendo dall’emblematico The Day Of The Doctor – amatissimo episodio realizzato in occasione del cinquantesimo anniversario della serie nel 2013 – dà vita inconsapevolmente ad una lore multimediale di tutto rispetto che si estenderà, attraverso scritti in prosa, webcast, audiobooks e contributi da parte del cast e della crew della serie originale, a partire da marzo 2020 fino all’aprile del 2021, accompagnando così il fandom di tutto il mondo durante le tre fasi più critiche della pandemia da Covid-19. Dopo una dodicesima stagione conclusasi esattamente prima della diffusione del Coronavirus (l’ultimo episodio è infatti andato in onda il 1° marzo 2020) con il Dottore che profeticamente si ritrova imprigionato in una cella senza avere la possibilità di poter entrare in contatto con i suoi amici sulla Terra, appare evidente quanto il pubblico si sia poi identificato come mai prima di quel momento nel Signore del Tempo, sentendosi anche lui protagonista attivo di un plausibile episodio della serie da un momento all’altro. In un mondo televisivo caratterizzato da stravolgimenti dei palinsesti e cambiamenti dei copioni in produzione durante questo anomalo periodo storico, DoctorWho sceglie la strada del ritorno alle origini, intrattenendo il suo pubblico con periodici “eventi twitter” con il cast e l’equipe di produttori dei singoli episodi riproposti e generando una gioiosa attesa verso appuntamenti settimanali all’insegna di nuovi contenuti da leggere, ascoltare o guardare gratuitamente. Questo ritorno alla serialità del passato, ad un effetto nostalgia che ha di fatto plasmato quella che è poi diventata la nuova normalità, ha concretamente elargito la linfa vitale di cui il prodotto necessita per poter attrarre un pubblico in continua evoluzione. Ciò è stato reso evidente dal successo ottenuto durante la messa in onda dello special festivo Revolution Of The Daleks, episodio girato a fine 2019 e trasmesso in occasione delle festività di capodanno 2021 come apripista della nuova stagione che debutterà il prossimo autunno, con una riduzione – causa Covid – di tre episodi rispetto ai canonici undici. L’attesissima storia con protagonista l’aiutante del Dottore Jack Harkness (tornato nella serie dopo un’assenza di ben dieci anni) intento a sconfiggere i Daleks, i nemici per antonomasia della serie senza nessun aiuto da parte del “supereroe” alieno poiché imprigionato, viene infatti vista da ben 6.35 milioni di telespettatori, numero decisamente più alto dei 4,69 che avevano in media deciso di seguire in diretta tv gli episodi della stagione andata in onda durante i primissimi mesi del 2020, periodo in cui i series addicted preferivano seguire le vicende del Dottore in streaming piuttosto che davanti al televisore. È proprio cavalcando l’onda di questo successo che Chris Chibnall, produttore esecutivo della serie dal 2018, ha annunciato durante il Comic-Con di San Diego 2021 che la tredicesima stagione in arrivo questo autunno sarà costituita da un unico grande serial diviso in otto capitoli, ripristinando così la strutturazione delle stagioni classiche dello show andate in onda fino al 1989. Tale tecnica narrativa era stata accantonata del tutto durante il soft reboot avviato nel 2005, periodo in cui era sembrato più logico optare per episodi stand-alone, riflettendo la volontà di un pubblico all’epoca sempre più attratto da trame autoconclusive conformi al mondo fast dei post-millenials. Sono dati importanti, questi, che fanno emergere il significativo ruolo svolto dalla serialità in un presente in cui il nomen omen del protagonista di una storia radicata in un periodo storico apparentemente lontano acquista un’accezione straordinariamente attuale e necessaria per affrontare le perduranti avversità che ci circondano. DoctorWho è stato, in particolar modo in questo periodo, non solo un valido prodotto offerto dalla televisione generalista inglese, bensì un mezzo per tratteggiare storie, creare mondi ed esperienze credibili per vivere e far vivere emozioni, alienare la mente dai pensieri negativi e ripercorrere istanti di un passato che vorremmo indietro. DoctorWho siamo noi che viaggiamo attraverso il digitale, il nostro TARDIS, una macchina del tempo che ci “trasporta” negli spot pubblicitari, riportandoci in epoche dalle quali non siamo mai stati più lontani ma facendoci sempre prefigurare un futuro pieno di speranza perché, in fondo, come dice il Dottore, «I am and always will be the Optimist, the hoper of far-flung hopes and the dreamer of improbable dreams» e tutti, soprattutto dopo un anno così drammatico, abbiamo ancora il diritto di cose buone.

Bibliografia:

D. Cardini, Le serie tv sono la nuova soap opera? Luce ed ombre del dibattito critico sulla serialità in A. Bernadelli, E. Federici, G. Rossini (a cura di), Forme, strategie e mutazioni del racconto seriale, in «Between» VI/11, 2016, pp. 1-17.

D. Cardini, Locked down. Strategie (seriali) di resistenza durante la pandemia in R. Bartoletti, Sociologia della comunicazione, 60/2020, pp. 57-66.

V. Innocenti, G. Pescatore, Le nuove forme della serialità televisiva, Gedit Edizioni, Bologna, 2008.